Eikōn 17 – La mia Nike
Abstract
Un corpo alato, nudo e spezzato. Le ali si aprono, ma il volto non c’è. La figura è femminile, antica, vulnerabile e sacra. La mia Nike non celebra la vittoria su qualcosa ma la resistenza nel tempo, la bellezza rotta che ancora regge. L’opera è una preghiera muta: la forza che nasce dalle crepe.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 120 x 100 cm
- 2024
- 2024.17.CC
Nota storico-mitologica
- Carmine Monaco
Nike, nella mitologia greca, è la dea della Vittoria. Spesso raffigurata come alata, accompagna Zeus e Atena nei loro trionfi, ma è anche una figura autonoma, rapida, luminosa, a volte invisibile. Celebre la Nike di Samotracia, conservata al Louvre: statua acefala che esprime un dinamismo eterno.
In questa Eikōn, la Viandante si fonde con Nike ma nella ferita, non nella gloria. Il volto è assente o cancellato, come a suggerire un’identità che non si impone ma che si plasma nel gesto, nel corpo, nella memoria del mito. Le ali – bianche e corvine – sembrano pronte a spiegarsi, ma sono anche peso e cicatrice.
La nudità della figura è classica e contemporanea, sacra e terrena. Il panneggio rimanda all’arte ellenistica, ma la postura parla il linguaggio della sopravvivenza, della bellezza resistente, di una vittoria che non è dominio ma testimonianza viva del passaggio attraverso la caduta.
Nel ciclo Aetherion, La mia Nike è un omaggio personale e universale alla forza femminile che non cerca l’applauso. È la parte dell’eroina che resta in piedi dopo il naufragio, che ha perso il volto ma non la direzione. Nike non vola più per vincere: vola per ricordare che è ancora possibile farlo.
Il Peso delle Ali Interiori


























