Eikōn 10 – Kore e l’Asfodelo
Abstract
Un dio dagli occhi scuri, una ragazza che volge le spalle, un melograno aperto, un asfodelo in fiore. L’opera racconta lo strappo e la promessa: il rapimento di Kore da parte di Ade, ma anche la nascita di Persefone. In questo viaggio l’infero non è punizione ma necessità e profondità. Il viaggio nel buio restituisce alla luce un’anima nuova, radicata.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 70 x 70 cm
- 2023
- 2023.10.CC
Nota storico-mitologica
- Carmine Monaco
La figura mitologica di Kore, la “fanciulla”, è uno degli archetipi più potenti della spiritualità greca. Figlia di Demetra, viene rapita da Ade mentre coglie un narciso nei campi e portata negli Inferi. Da quel momento, diventa Persefone, regina del mondo sotterraneo e ponte tra vita e morte.
Nell’opera, i due poli del mito sono chiaramente visibili: da un lato Ade, con sguardo severo ma non violento, sul petto il simbolo del melograno — frutto ctonio, simbolo del sangue e della fertilità oscura. Dall’altro, la ragazza con la spiga dorata tatuata sulla pelle: simbolo di Demetra, del raccolto, della vita terrena. In mezzo, i fiori inferi — l’asfodelo e il narciso — crescono tra i colori della soglia.
Ma la Viandante non è solo Kore. È colei che sceglie di attraversare il mito trasformando la sua coscienza e di abitarlo superando il ruolo di vittima. La nudità del corpo supera la vulnerabilità e diventa disarmo sacro davanti all’iniziazione.
Nel ciclo Aetherion, quest’opera rappresenta la discesa volontaria nell’ombra. La morte supera la fine per diventare inizio di un nuovo sapere. Kore non viene restituita alla madre: torna conoscendo il mistero. L’asfodelo, fiore degli Inferi, fiorisce ora anche nella pelle.
Il Fiore che Cresce tra la Luce e l'Ombra


























