Eikōn 19 – Metamorfosi
Abstract
Dalle mura antiche di Neapolis s’innalza una figura sirenica, Parthenope, metà donna, metà uccello, trafitta dalla luce e intrisa di rosso. Alle sue spalle il Vesuvio veglia, testimone del fuoco interiore e terrestre. L’opera è una rinascita violenta e necessaria: la Metamorfosi non è un cambiamento, è la rivelazione. L’anima prende il volo solo quando accetta la propria ferita.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 120 x 80 cm
- 2023
- 2023.19.CC
Nota storico-mitologica
- Carmine Monaco
Metamorfosi è una parola chiave del mito greco, soprattutto nel ciclo orfico e nelle narrazioni di Ovidio: trasformarsi significa rivelare l’essenza profonda dell’essere. Nell’opera, la Viandante si fonde con l’archetipo della Sirena Parthenope, creatura liminale e originaria della città che le fu dedicata, prima, e di Neapolis poi.
Il corpo che emerge dal mare e si libra sopra il Castel dell’Ovo, antico luogo mitico della fondazione napoletana, è ibrido e sacro: ali, seno, squame, volto rivolto al cielo. La metamorfosi qui non avviene in silenzio: è accompagnata da scie rosse, sangue o energia, come se l’ascensione fosse il risultato di una lacerazione.
Elementi chiave:
- Il Vesuvio, simbolo della potenza sotterranea e del rinnovamento ciclico;
- Le tre figure alate sullo sfondo, forse ancelle divine o immagini della stessa Viandante in differenti fasi;
- L’oro sulle piume e sulla città, che indica sacralità, valore ritrovato, resurrezione dalla materia.
Nel ciclo Aetherion, questa Eikōn rappresenta il momento culminante della trasformazione interiore, quando non si è più ciò che si era, ma non ancora ciò che si sarà. È anche un omaggio al potere della geografia mitica, in cui la terra stessa — Napoli, il suo mito, il suo fuoco — diventa soggetto e alleato del viaggio evolutivo.
Il Canto che Diventa Sangue, Terra, Mare e Luce



























