Eikōn 5 – Ellade Profonda
Abstract
Un guerriero e una sacerdotessa si osservano, separati dal tempo, uniti da uno stesso sguardo. Tra loro, la rovina sacra di un tempio e la memoria di un fuoco antico. L’opera è un dialogo muto tra due archetipi, maschile e femminile, che si riflettono nell’anima dell’Ellade interiore senza nostalgia, ma con un ritorno verticale alle radici del sacro.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 80 x 120 cm
- 2023
- 2023.05.CC
Nota storico-mitologica
- Carmine Monaco
L’opera presenta due figure fondamentali della coscienza mitica greca: il guerriero corazzato, emblema dell’eroismo omerico e della difesa dell’ordine, e la figura femminile coronata, assimilabile a una sacerdotessa, Musa o incarnazione della polis sacra. Al centro, l’eco di un tempio dorico in rovina, sospeso tra apparizione e ricordo.
Il titolo Ellade Profonda rimanda a una Grecia archetipica, più interiore che storica, che sopravvive nella memoria mitopoietica dei corpi e delle culture. Non è l’Ellade dei musei o delle cartoline, ma quella che pulsa ancora nel corpo della lingua, della danza, del gesto rituale.
L’opera evoca una riconciliazione: il guerriero non avanza, non attacca, ma guarda. La sacerdotessa non fugge, ma regge la visione. Entrambi sono custodi di una dimensione perduta e necessaria che Aetherion si propone di evocare.
Nel ciclo, questo è un quadro fondativo: la Viandante ha attraversato l’alterità, ora riconosce l’identità più antica e profonda, quella che viene dalla terra, dalla pietra, dal sangue e dalla danza. L’Ellade non è mai scomparsa, si è solo sepolta. Ma chi guarda davvero, la vede ancora ardere.
L'Eroe della Responsabilità



























