Eikōn 11 – Hera, la Dea Madre
Abstract
La Viandante incontra la Regina. Hera appare distesa, pensosa, saggia e sensuale. Attorno a lei, i suoi simboli: il serpente, il pavone, il tempio. L’opera interroga la forza materna che protegge e ferisce, domina e custodisce. La dea sposa di Zeus è il fondamento del mondo ordinato.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 80 x 100 cm
- 2023
- 2023.11.CC
Nota storico-mitologica
- Carmine Monaco
Hera (Ήρα), regina dell’Olimpo e moglie di Zeus, è una delle dee più fraintese della mitologia greca. Spesso ridotta a figura gelosa o secondaria, è in realtà una delle forme più antiche e complesse della Dea Madre mediterranea, erede delle Potnie minoiche e delle Grandi Dee anatoliche.
In quest’opera, Hera è ritratta in una postura insolita: distesa, sensuale, terrestre. I suoi segni distintivi sono tutti presenti:
- il pavone, simbolo di regalità e visione cosmica (i suoi occhi sulla coda rappresentano il cielo stellato),
- il serpente, simbolo di rigenerazione e potere sotterraneo,
- il tempio classico, riferimento all’Heraion di Samo o di Argo, luoghi di culto tra i più antichi del mondo greco.
Accanto a lei, la Viandante offre uno scettro blu in segno non di sottomissione ma di riconoscimento. L’iniziazione qui è mistica, ma anche politica e simbolica: accettare Hera significa riconoscere la legge cosmica del limite, della responsabilità, della relazione.
Nel ciclo Aetherion, questa Eikōn segna l’ingresso nel dominio dell’ordine matriarcale: non quello che impone, ma quello che regge. Hera è madre biologica e madre simbolica del vincolo, della comunità, del potere sacro. Attraversarla significa accettare che il mondo ha una forma, e che anche il divino ha le sue leggi.
Il Trono, il Grembo, la Promessa: La Sovrana delle Origini



























