Eikōn 6 – DNA Magna Grecia
Abstract
Dalle sabbie del Mediterraneo affiorano tre volti: due guerrieri arcaici e la Viandante, che emerge tra loro come discendente e continuatrice. L’opera è un’immersione genetica e spirituale nelle acque della Magna Grecia, dove la memoria non è ricordo ma carne viva, sangue, sguardo. Non siamo eredi di rovine ma di visioni.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 100 x 80 cm
- 2024
- 2024.06.CC
Nota storico-mitologica
- Carmine Monaco
In quest’opera, la Viandante entra in contatto diretto con le sue radici mitologiche e simboliche. I due volti maschili richiamano le statue dei Bronzi di Riace, ritrovati nel 1972 lungo le coste della Calabria: figure emblematiche della presenza greca nel Sud Italia, ma anche icone vive dell’archetipo dell’eroe arcaico.
I Bronzi di Riace per i calabresi non sono ritratti: sono antenati, forze incarnate, daimones familiari che non parlano ma trasmettono. L’espressione della Viandante — né turbata né sottomessa — suggerisce una consapevolezza interiore: riconosce questi volti come parte di sé, non da adorare ma da integrare.
La terra sabbiosa, le incrostazioni, le vene dorate e le macchie scure simboleggiano il tessuto stratificato dell’identità mediterranea, dove il mito non è passato remoto, ma presente profondo. Il DNA, in questo contesto, è spirituale prima che biologico: eredità di simboli, gesti, passioni.
Nel ciclo Aetherion, quest’opera rappresenta un atto di riappropriazione: la Viandante sa ora da dove viene, il suo percorso supera la linearità del tempo e diventa circolare. Perché, immersa in quel mare, la Magna Grecia è più di un luogo geografico: è una condizione di coscienza che si eredita vivendola.
Il Respiro dei Guerrieri


























