Eikōn 2 – Io e Iddu
Abstract
Inglobata nel cuore nero dello Stromboli, la Viandante scopre che ogni frammento del mondo vulcanico diventa segno, simbolo, linguaggio sacro inciso nel corpo. L’opera narra l’origine di un cammino spirituale in cui materia e spirito si fondono nella rinascita.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 120 x 100 cm
- 2022
- 2022.02.CC
Nota storico-mitologica
- Carmine Monaco
Il titolo Io e Iddu fa riferimento diretto al modo in cui gli abitanti dell’isola di Stromboli chiamano il vulcano: “Iddu”, “Lui”, una forza impersonale e vivente, divinità senza nome che domina e plasma la vita. Nella visione greca arcaica, molte divinità erano legate alla geografia sacra: vulcani, grotte, sorgenti erano abitati da potenze primordiali, da daimones.
L’opera richiama anche l’iconografia delle teofanie orfiche, in cui il divino si manifesta in forme composite, terrifiche, irradia fuoco e silenzio. La Viandante non sfida Iddu: lo contempla. Nella cenere si inginocchia, si annulla, si consegna.
Nel contesto iniziatico e femminile del ciclo Aetherion, questo incontro segna il primo contatto reale con il Sacro: non come idea o leggenda, ma come esperienza corporea di alterità assoluta. Solo dopo essersi immersa completamente in Iddu, la Viandante può cominciare davvero a camminare.
Il Respiro del Vulcano e del Mare


























