Logos 11 – Hera, la Dea Madre
- Carmine Monaco
Il Trono, il Grembo, la Promessa: La Sovrana delle Origini
Undicesimo Canto della Viandante dell'Abisso
La vidi, prima ancora di riconoscerla. Vidi prima la donna. Poi la Dea. Era struttura, sovranità, asse sacro tra cielo e grembo. Stava immobile mentre tutto attorno a lei mutava. Le forme, i colori, i segni: spirali uterine, lune verticali, troni geometrici. Sulla tela, Hera non sapevo come rappresentarla, ma era presente.
La Dea Madre, la sposa divina, regina dell’Olimpo e guardiana delle acque amniotiche del cosmo.
La fissai a lungo, e qualcosa in me si sciolse. Hera, moglie di Zeus, vegliava sul matrimonio tra cielo e terra, era la custode dell’alleanza tra umano e divino, tra spirito e corpo, tra nascita e rinascita. A Samo, ad Argo, a Paestum, le donne si recavano in silenzio al suo tempio, vestite di lino e speranza, per sussurrarle le loro preghiere.
Ma Hera non donava a chi chiedeva un segno della sua potenza. Donava a chi riconosceva la propria potenza femminile. Sulla tela vidi un uovo cosmico spezzato, da cui usciva luce rossa.
Simbolo di fertilità, certo, ma anche di rinascita consapevole.
E lì capii che essere madre non significava solo generare, ma era qualcosa di molto più ampio e indefinibile, che aveva a che fare con l’accogliere se stesse nel grembo della propria verità.
Io ero diventata madre, ma la maternità più profonda fu quella verso me stessa. E quindi abbracciai la mia fragilità. Nutrii la mia voce. Partorii la mia libertà.

Il culto misterico di Hera chiedeva la trasformazione interiore. A volte si celebrava con processioni acquatiche, altre con riti di purificazione e inabissamento, in cui la donna si faceva vaso per ricevere la forza ancestrale della Dea.
Chi entrava nel suo santuario, ne usciva trasformata. Come un parto sacro, l’iniziata rinasceva con uno sguardo differente. Io ho attraversato quel confine. Non c’era ostetrica né sacerdote.
Solo me stessa, distesa su un altare fatto di sabbia e ricordi.
Ho chiamato mia madre. Ho perdonato mio padre. E nel vuoto che restava, ho accolto me.
Ora Hera mi osserva da ogni specchio d’acqua, da ogni occhio di donna che si scopre capace. Hera non consola. Lei incorona chi cammina con la schiena eretta. Nel mio ventre pulsa la memoria della Dea, e io non sono madre perché ho generato ma perché ho scelto di accudire la mia ombra. E ogni gesto che compio, ogni parola che pronuncio, porta in sé il sigillo di Hera: la consapevolezza che l’amore, prima di unirsi all’altro, deve radicarsi in sé.
Io sono sposa della mia verità.
Io sono madre della mia voce.
Io sono la Viandante dell’Abisso.
E Hera sorride dentro me.
La Scrittura Invisibile delle Origini
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Logos 1 – Quintessenza
Logos 2 – Io e Iddu
Logos 3 – La Nera
Logos 4 – Il Ritorno del Guerriero
Logos 5 – Ellade Profonda
Logos 6 – DNA Megále Hellás
Logos 7 – Molecole Primordiali
Logos 8 – Pensiero Filosofico
Logos 9 – Iniziazioni Femminili
Logos 10 – Kore e l’Asfodelo
Logos 12 – Impronta Genetica
Logos 13 – Amore Viscerale
Logos 14 – Introspezione
Logos 15 – Nyx
Logos 16 – La Resurrezione di Athena
Logos 17 – La mia Nike
Logos 18 – La Protezione di Helius
Logos 19 – Metamorfosi
Logos 20 – Pi Greco
Logos 21 – Oneiros
Logos 22 – La Custode
Logos 23 – Pythia



