Eikōn 14 – Introspezione
Abstract
Un urlo. Un volto in fuga da se stesso, lacerato da corde, spinto da memorie e spettri. Il mare si agita, le ossa affiorano, e intorno si aggirano ombre d’uomini, simulacri della coscienza. L’opera è un’esplorazione violenta dell’interiorità: non c’è luce senza attraversare l’abisso. La maschera va infranta, il nodo va sciolto.
- Carmela Calimera
- Mista su tela
- 100 x 100 cm
- 2023
- 2023.14.CC
Nota storico-mitologica
Questa Eikōn incarna una delle tappe più drammatiche e necessarie del cammino iniziatico: l’introspezione profonda in cui Odisseo affronta il caos interiore, il rimosso, il grido represso. L’opera è saturnina e solare insieme: la corda che imprigiona è anche quella che tiene unito il corpo e lo salva dall’annegamento.
Il volto urlante richiama le iconografie di Laocoonte, Ecuba o Filottete: figure classiche in cui il dolore fisico e psichico diventa soglia di conoscenza. Sul lato destro, i volti maschili e femminili evocano memorie, condizionamenti, archetipi familiari o sociali: padri, madri, fratelli, sorelle, compagni, divinità interiori. Volano come uccelli neri: pensieri ossessivi, visioni, frammenti di sé, le sirene antiche e moderne.
In basso, scheletri marini e faraglioni suggeriscono che il viaggio avviene anche dentro una geografia: forse Napoli, forse l’inconscio mediterraneo. In alto, il sole astratto allude al ritorno possibile della coscienza, ma solo dopo la discesa.
Nel ciclo Aetherion, Introspezione è la prova dell’identità, quella che non si supera se non si affronta il proprio “mostro”. Non è una scena mistica ma psichica: il vero viaggio è quello che ci costringe a guardarci senza veli, accettando che siamo molti e contraddittori. Ed è da lì, dal punto più basso, che si può cominciare a risalire.
L'Uomo Legato all'Albero Maestro


























