Logos 14 – Introspezione
- Carmine Monaco
L'Uomo Legato all'Albero Maestro
Quattordicesimo Canto della Viandante dell'Abisso
A volte, quando chiudo gli occhi, non vedo il buio delle palpebre con le sue immagini di lacrime e capillari. Vedo strade liquide che si aprono sotto il mio petto. Il mio cuore è una nave, e io sono la mia stessa Itaca, sempre lontana, sempre più vicina.
Vivo l’introspezione come Odisseo viveva il mare, non come un rifugio dalla realtà terrena ma come una forma di lotta. Navigare dentro di sé significa perdere l’orientamento e accettare che, a volte, le sirene non sono creature lontane ma persone familiari che parlano d’amore con voci di inganno.
Ho imparato che il viaggio non è lineare. È circolare, a spirale. Come Odisseo, anche io ho desiderato tornare, ma non sempre alla mia casa. Il più delle volte, ho desiderato tornare a me stessa. A quella me che avevo lasciato sulla riva di una scelta sbagliata, di una parola non detta.
Ogni caduta è un’isola sconosciuta, con i suoi pericoli e i suoi abitanti ostili. Ogni illusione, una maga Circe con i suoi misteri. Ogni verità, un mostro da attraversare o oltrepassare.
Eppure, io continuo. Perché come Odisseo, ho una luce che mi guida.
La mia luce non è Atena. È la mia parte più nuda.
Sulla tela, vedo una mappa spezzata, fatta di forme mobili e visioni deformate. È la cartografia dell’anima in trasformazione. Ogni pennellata è un pensiero che si rivela. Ogni ombra è una paura. Ogni spiraglio di chiarezza, una comprensione.
L’introspezione è un mito troppo spesso dimenticato. Eppure, i Greci lo sapevano. Nel tempio di Apollo a Delfi era inciso: Γνῶθι σεαυτόν – Conosci te stesso. Anche se il Tempio sorse decenni dopo la prima stesura delle memorie dei suoi viaggi, sull’area di un Santuario dedicato a Gea, Odisseo avrebbe dovuto saperlo.
Non è forse questa la vera Odissea?

Odisseo era molte cose: ingannatore, eroe, amante, fuggiasco, padre assente e compagno astuto. Ma era soprattutto specchio dell’umano. E per questo ci somiglia.
A volte lo vedo dentro di me. Nelle scelte che evito. Nelle bugie che racconto per sopravvivere. Nella nostalgia che mi prende per un luogo perduto, o per una versione migliore di me.
Diversamente da lui, io non mi lego all’albero maestro per non cedere al canto delle sirene che oggi hanno volto amico, sorriso gentile e voce velenosa.
Perché c’è sempre una luce. Sempre. La vedo anche ora, che galleggio in questo racconto. È la mia coscienza che resiste. La mia forza muta. Il mio istinto di non perdermi del tutto. Ogni volta che chiudo gli occhi, non lo faccio per fuggire. Lo faccio per guardare meglio.
Introspezione non è debolezza. Cedere al richiamo delle sirene è ritorno con le ossa rotte ma l’anima intera. E in quell’interezza, posso finalmente amare, camminare, navigare.
Itaca non è un porto. È un luogo dell’anima. Le sirene continueranno a cantare, gli inganni avranno ancora voce, le rotte si spezzeranno, ma io non sono più la stessa. Sono la Viandante dell’Abisso. E nell’abisso ho trovato la mia bussola: la luce che non viene dall’alto, ma da dentro.
Io sono il mio ritorno.
Io sono la mia Odissea.
Io sono la mia Introspezione.
Nel Grembo della Notte
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Logos 1 – Quintessenza
Logos 2 – Io e Iddu
Logos 3 – La Nera
Logos 4 – Il Ritorno del Guerriero
Logos 5 – Ellade Profonda
Logos 6 – DNA Megále Hellás
Logos 7 – Molecole Primordiali
Logos 8 – Pensiero Filosofico
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Logos 11 – Hera, La Dea Madre
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