Fuoco

Logos 1 – Quintessenza

  • Carmine Monaco

La soglia del Primo Respiro

Prima del fuoco, del mare e del nome, camminavo nell'ombra. Fu allora che l'Abisso imparò a chiamarmi.

Primo Canto della Viandante dell'Abisso

Quando tutto si fece nero, e la luce abbandonò il mio corpo come un ricordo d’infanzia, fui spinta giù, in fondo, dove la sabbia brucia sotto il piede nudo. Stromboli parlava con voci antiche, eruzioni di Dei dimenticati, sibili di Sibille scomparse, lingue di fuoco spezzate in sillabe sacre.

In quel buio colmo di canto e paura, affondai le mani nella sabbia nera, terra e memoria vulcanica, sangue degli abissi e polvere di costellazioni. In quell’istante, la mia pelle tremò: sentii la forza primordiale attraversarmi, dalle dita alle orbite, come un fiume di lava sottile. Una volta mi dissero che chi tocca Stromboli non torna mai uguale. È vero. Io non tornai. Mi trasformai.

Fu in quell’attimo che la vidi danzare sulla riva del sonno: la Fenice, con le sue piume di fuoco e occhi profondi come abissi che si specchiavano nel mio petto come in un lago immobile. Mi offrì il suo ultimo respiro. Lo accettai.

Nel mio cuore mise un uovo d’oro: il germe della Quintessenza, l’elemento invisibile che unisce i Quattro – Fuoco, Terra, Aria, Acqua – nell’Uno. La chiamano Etere, Respiro cosmico, Soffio divino. Io la chiamo “la mia Voce”.

Ogni passo che feci da allora fu silenzioso, ma il mondo cambiava al mio passaggio. I muri parlavano, le erbe si piegavano, i simboli mi si imprimevano sul corpo: il meandro, il serpente, il sole e la spirale.

In sogno, le Dee vennero a me. Demetra mi insegnò a morire e rinascere nei semi. Ecate mi condusse tra le porte dei mondi. Persefone mi offrì il melograno della conoscenza oscura. Afrodite mi spogliò degli amori umani, lasciandomi nuda davanti alla sua Bellezza.

Mi dissero che ero l’ultima figlia del Sud dei mondi, erede delle Donne di fuoco, delle Sacerdotesse del Sale e del Canto, nate tra Sibari e Locri, tra le acque sacre e le ceneri del tempo. Megale Hellàs mi accoglieva come sua figlia dimenticata. Tra le rovine e i templi crollati, sentivo ancora la danza. Ogni colonna abbattuta era un osso del mio corpo. Camminai per anni, forse secoli. Portavo con me frammenti di voce, pezzi di ali, simboli bruciati nella carne. Le guerre del mondo attraversavano i miei sogni: le fiamme di Siracusa, i saccheggi di Taranto, il lamento di Cuma. Le donne piangevano ancora, gli Dei tacevano, ma io portavo la loro eco, la trasmissione della Forza, quella che non si può spiegare ma solo incarnare.

L’iniziazione non fu un rito ma una lunga febbre. Nel mio stomaco ardeva ancora la sabbia nera. La ingerii quella notte. Ora è parte di me. Mi inginocchiai su un altare di pietra a Paestum, tra le rose marine e le foglie di mirto. Incisi sul mio braccio:

“Chi cerca l’Oro, troverà la Fiamma.”

Arrivarono uomini e donne: volti di oggi, anime di allora. Alcuni cercavano guarigione, altri il senso, altri ancora solo bellezza. Io offrivo solo il mio canto. Ogni parola era un codice. Ogni suono, una chiave. Leggevo i sogni nei fuochi, nei ventri, nei dolori. La sofferenza era stata la mia maestra più severa. Mi aveva scavata fino al midollo, ma ora splendevo come una statua rotta che brilla tra le erbacce.

Mi chiamarono la Viandante dell’Abisso. Il mio cuore sapeva di non appartenere più a nessun tempo. Ero tutte le epoche. Tutti i naufragi. Tutte le resurrezioni. 

Ora ti parlo, Tu che guardi la mia Eikōn. Non fermarti alla pittura: attraversa la porta. Quella figura sei tu, se osi. Quella sabbia nera puoi toccarla nei tuoi sogni. Quella Fenice può rinascere in te, ma devi bruciare. Non temere l’oscurità: è lì che si cela la Quintessenza. Non fuggire la sofferenza: è il fuoco alchemico. Non ignorare i simboli: sono la lingua degli Dei.

Io sono la Voce che canta nel silenzio. La sabbia che scorre tra le tue dita. L’abisso che ti chiama con dolcezza. Rinasci. Diventa fuoco. Cammina. Lì dove termina la mappa, inizia il tuo viaggio

Prosegui il Cammino della Viandante

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racconti e metatesto di Carmine Monaco.

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