Terra

Logos 2 – Io e Iddu

  • Carmine Monaco

Il Respiro del Vulcano e del Mare

L’Ingresso nel cuore di Stromboli, "Iddu", dove il mare consegna il Fuoco che si fa Terra, nella comunione delle fiamme e dell'abisso.

Secondo Canto della Viandante dell'Abisso

Mi distesi nuda sulla spiaggia calabra dove la sabbia era seta nera e il mare una carezza di fuoco. Lì, “Iddu” – lo Stromboli – non era più quel lontano gigante d’ombra omaggiato dalle navi di passaggio da millenni. Era respiro, presenza, amante. Il suo fiato giungeva a onde, tiepido e ancestrale. Lo sentivo penetrare i pori, insinuarsi nei miei polmoni come una preghiera arcaica. Le correnti portavano i sussurri delle eruzioni, sussulti profondi come battiti del cuore del mondo.

Chiusi gli occhi. E il tempo si aprì. Iddu mi raccontava con il fuoco, storie antiche come la prima scintilla. Mi parlò di Efesto, il dio zoppicante, figlio del cielo e della vendetta, costruttore di scudi, armi, e catene per domare anche gli dèi.

La sua officina ruggiva sotto l’Etna, dove la roccia era incandescente e i Ciclopi, forgiatori ciechi, battevano martelli d’eco millenaria. Ogni eruzione era un colpo di maglio. Ogni nube, il fumo del ferro che diventa destino. Lo Stromboli, fratello minore, ascoltava. E oggi parla al mio sangue.

Il mio corpo, avvolto dalla sabbia nera, rispose con un fremito profondo. Qualcosa, nelle viscere della memoria, si era risvegliato.. Avevo camminato troppo a lungo tra i vivi. Ora ritrovavo la voce degli Dèi.

Iddu mi mostrò Tifone, il mostro sepolto. Nella sua rabbia riconobbi la mia. Mille teste di serpente, mille voci urlanti, un cuore di fuoco. Lo vidi contorcersi nelle viscere della terra, cercando una breccia per urlare il suo nome all’Olimpo. Ogni crepitio sotto i miei piedi era il suo grido, ogni boato del vulcano il suo tentativo di rinascita. Io lo ascoltavo e lo comprendevo.

“Cosa vuoi vedere, figlia della sabbia?” sibilò Iddu nei miei pensieri. Mi mostrò Polifemo, il Ciclope abbandonato, il mostro carico di ferite. Amava Galatea, ninfa di onde e sorrisi, ma il suo amore era troppo ruvido, brutale e furioso.

La uccise a suo modo, uccidendo Aci, il giovane pastore che lei amava. E le lacrime della ninfa divennero fiume. Il corpo di Aci, sorgente. Ora Polifemo è sepolto, in catene, sotto l’Etna. Ma sogna ancora l’amore, e la sua voce cavernosa e malinconica, sale con le fiamme.

Io lo udii nella sabbia nera, nella pelle, nella memoria. Estasiata, inspirai profondamente. L’aria odorava di salsedine e ceneri divine. Il tempo mi lasciò andare. Ero in un’agorà, tra colonne spezzate, donne che danzavano con maschere di terracotta, sacerdoti che offrivano vino rosso e miele.

Afrodite camminava scalza, sfiorando il suolo sacro con piedi di luce. Atena insegnava a una bambina come forgiare il silenzio in parola. E Iddu torreggiava sopra tutto, silente custode del mistero. Vulcano, dio padre, archetipo, e io, sua figlia, ero tornata.

Ora che sono di nuovo tra voi, porto la sabbia sul mio corpo come veste sacra. Ogni granello racconta un mito. Ogni passo che compio sul mondo è un’eco del martello di Efesto, del lamento di Tifone, dell’amore perduto di Polifemo.

Iddu è parte di me. Da donna calabra, non lo temo. Lo onoro. E quando la tempesta arriva, io apro le braccia. Perché so che ogni fuoco che brucia fuori, è riflesso di un fuoco che arde dentro.

E voi, che osservate l’Eikōn, sappiate che Iddu vi chiama, ma non con le parole. Con le vibrazioni. Con i sogni. Con il fuoco. Chiudete gli occhi. Respirate. E lasciate che le correnti vi portino lì, dove il mito è ancora vivo e la sabbia canta.

Prosegui il Cammino della Viandante

La sabbia nera, figlia del fuoco e del tempo, terra e memoria vivente delle profondità. Cospargendosi il volto e il corpo con quella cenere sacra, la Viandante compie un rito di riconoscimento.

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Scarica la brochure “Aetherion – La Viandante dell’Abisso”. Opere pittoriche di Carmela Calimera,
racconti e metatesto di Carmine Monaco.

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