Logos 13 – Amore Viscerale
- Carmine Monaco
La Fame dell'Anima e della Carne
Tredicesimo Canto della Viandante dell'Abisso
Non c’è bisogno di cercarla. È sotto di noi, sempre. Ogni volta che cado, la prima cosa che tocco è Gea. Poggio la mia fronte sul suolo in cerca del ritorno, dopo aver vinto la sottomissione e la sconfitta. E Gea è qui con me.
Terra.
Madre.
Origine.
Fine.
Nel cuore delle notti più lunghe, quando il cielo tace e l’acqua riposa, io ascolto Gea respirare. E dentro il suo respiro, ritrovo il mio. Sulla tela, l’immagine si contorce come radice viva. Linee che affondano, curve che si abbracciano, strati che si sciolgono in un grembo invisibile.
Io sono lì, distesa sulla terra nuda, in fusione completa con la sua carne rossa,
colma di ferro e fertilità.
La mia pelle si apre, e senza essere ferita, riesco ad assorbire il suo nutrimento. Ogni seme è un dio che dorme. Ogni pietra, una vertebra della Madre.

Nella Magna Grecia, il culto di Gea non chiedeva templi dorati. Aveva antri, boschi, grotte umide, dove il ventre della terra parlava senza parole. Le sacerdotesse di Gea scendevano verso l’interno, si stendevano a terra, a volte nude, a volte coperte di piante, e respiravano con la terra.
La loro preghiera era entrare in comunione e ogni rito era gestazione. Le donne iniziavano danzando a piedi nudi, poi si accovacciavano, mani nel fango, occhi chiusi.
Sentivano il magnetismo salire dal basso, fino al cuore. E lì, il cuore si apriva. I canti in onore di Gea erano composti da suoni non umani, di radici, di lombrichi, di foglie che marciscono per poi fiorire. Lì si imparava l’umiltà, l’appartenenza.
Lì si ricordava che prima di essere figli del cielo, siamo figli della terra. Una terra che ti genera senza giudicare e che, senza giudicare, ti accoglie.
Nel suo ventre entravano madri, vergini, anziane, e tutte uscivano partorienti di se stesse.
Io, l’ho vissuto. Mi sono spogliata del mio nome, dei miei titoli, dei miei dolori. Mi sono adagiata su una collinetta nascosta, dove le ginestre tremano al vento e la terra profuma di ferro.
Ho pianto. Ho gridato. Ho riso.
E Gea mi ha risposto con un silenzio pieno di senso e canto delle radici, quello che le nostre figlie e le nostre discendenti ereditano ovunque emigrino nel mondo, anche dopo aver perso la nostra lingua madre da generazioni.
Ora ogni mio passo è un abbraccio con la Madre. Ogni fiore che vedo è una parola non detta. Ogni frutto che tocco è un dono ricevuto con rispetto. Perché il mio amore non è etereo. È viscerale. È fisico. È terrestre e sacro insieme.
Io oggi non voglio elevarmi. Voglio radicarmi. Voglio essere pianta, sorgente, caverna, vulva, campo.
Essere Gea. Essere figlia e madre insieme. Essere Amore.
Amore Viscerale.
L'Uomo Legato all'Albero Maestro
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Scarica la brochure “Aetherion – La Viandante dell’Abisso”. Opere pittoriche di Carmela Calimera,
racconti e metatesto di Carmine Monaco.
Logos 1 – Quintessenza
Logos 2 – Io e Iddu
Logos 3 – La Nera
Logos 4 – Il Ritorno del Guerriero
Logos 5 – Ellade Profonda
Logos 6 – DNA Megále Hellás
Logos 7 – Molecole Primordiali
Logos 8 – Pensiero Filosofico
Logos 9 – Iniziazioni Femminili
Logos 10 – Kore e l’Asfodelo
Logos 11 – Hera, La Dea Madre
Logos 12 – Impronta Genetica
Logos 14 – Introspezione
Logos 15 – Nyx
Logos 16 – La Resurrezione di Athena
Logos 17 – La mia Nike
Logos 18 – La Protezione di Helius
Logos 19 – Metamorfosi
Logos 20 – Pi Greco
Logos 21 – Oneiros
Logos 22 – La Custode
Logos 23 – Pythia

