Acqua

Logos 7 – Molecole Primordiali

  • Carmine Monaco

Le Sorgenti Invisibili dell'Esistenza

Prima degli dèi, prima dei nomi, prima della memoria, vi erano soltanto materia, energia e attesa. La Viandante dell'Abisso discende verso le sorgenti invisibili dell'esistenza, là dove le prime molecole intrecciarono il linguaggio segreto da cui sarebbero nati il mare, il sangue, il pensiero e il destino.

Settimo Canto della Viandante dell'Abisso

Tutto cominciò nell’acqua. Non c’era forma, non c’era parola.
Solo un’onda silenziosa, un respiro liquido che pulsava nel nulla. Mi immersi e il mio corpo non era altro che un sacchetto di memoria marina, un contenitore di molecole primordiali, che ancora oggi ricordano ciò che il tempo ha dimenticato. Ogni goccia che toccava la mia pelle apriva un varco. E il varco mi parlava con voce salmastra:

“Tu sei parte del tutto. E il tutto scorre in te.”

Era Poseidone, il Dio dal tridente d’ombra e luce, Signore dei fondali e dei terremoti. La sua regalità non era quella dei Re. Era più una corrente sottile, una vibrazione nel sangue. E mi mostrò il suo regno: i suoi castelli erano fatti di connessioni invisibili, fili liquidi che univano ogni essere a tutti gli altri. Mi disse:

“Ogni tua lacrima è sorella dell’oceano. Ogni tuo respiro contiene l’eco di tempeste arcaiche.”

Sentii il respiro farsi più lento. Ogni cosa intorno a me sembrò arretrare: il mare, il vento, persino il tempo. Qualcosa stava emergendo dalle profondità. Le acque che generano la vita sono le stesse che, nei poemi, la divorano.

Ero Scilla e Cariddi, spirali di femmina e rovina, le acque che inghiottono navi e preghiere.
Achille fu immerso nel fiume Stige, e lì ricevette l’invulnerabilità, che pagò con la solitudine.

Le Nereidi danzavano in cerchio, sussurrando segreti
che solo chi ha pianto può udire. Ogni culto, ogni mistero, ogni iniziazione cominciava o finiva nell’acqua. Nel Telesterion di Eleusi, si purificavano i corpi prima di affrontare il buio sacro.
A Locri, le donne si bagnavano nei santuari di Persefone, cercando fecondità e visioni.

In ogni fonte si nascondeva una soglia in cui non si entrava per lavarsi ma per morire a ciò che si era e rinascere altro.

Io l’ho fatto. Non in un tempio, ma in una notte senza luna, sul litorale di Zambrone, la casa nobile per il vino e per l’olio sacri agli Dei, il paradiso di chi si immerge, e che ancora conserva i nomi non detti.

Lì mi immersi e divenni onda che ricorda, sale che prega, lacrima che racconta.

Vidi Naiadi dalle mani rugose, che intrecciavano i destini dei naviganti.
Vidi Teti, madre e madre ancora, che tentava di trattenere il figlio dalla guerra.
Vidi Galatea, che cercava Aci tra le correnti,
e Ino-Leucotea, che salvava Odisseo con un velo divino.

Tutti erano acqua.
Tutti erano parte dello stesso oceano che mi scorre dentro.

Quando riemersi, non avevo più confini.
Ero goccia.
Ero marea.
Ero eco di Poseidone.

La sabbia sotto di me era umida di segreti. Il cielo, riflesso del mare antico.

Le molecole primordiali ancora danzano in me.
Mi connettono a voi, a chi leggerà, a chi sogna in silenzio un ritorno all’origine.

Ora so: non sono sola.
Sono semplicemente parte.
E l’acqua lo sa, sempre.
Anche quando la dimentichiamo.

Il Mythos che Interroga Se Stesso

Dalle profondità del silenzio emerge una domanda, poi un'altra. Inizia così il cammino di coloro che cercano le tracce di una verità più vasta nell'ordine del Cosmo, nel Numero, nell'Essere e nel Divenire.

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racconti e metatesto di Carmine Monaco.

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