Logos 18 – La Protezione di Helius
- Carmine Monaco
Lo Sguardo del Sole
Diciottesimo Canto della Viandante dell'Abisso
Esistono gallerie che prendono forma nel pensiero. Le loro pareti non sono di pietra ma di paura, di smarrimento, di silenzi troppo a lungo abitati. Anch’io le ho percorse, cercando un punto da cui ricominciare a respirare.
Fu allora che giunse la luce di Helios.
Si diffuse lentamente, senza la violenza del lampo ma con il candore dell’alba quando dissolve la nebbia senza ferire gli occhi. Ogni cosa tornò visibile: il sentiero, il respiro, il mio stesso volto.
Helios percorre il cielo da quando il mondo ha imparato a distinguere il giorno dalla notte. Ogni alba rinnova un patto antico; ogni tramonto custodisce la certezza del ritorno. Per questo il suo carro appartiene al cielo quanto all’anima di chi attraversa il buio.
Sulla tela la sua luce è bianca. Ha la trasparenza delle sorgenti e la quiete delle vette innevate. Attraversa la materia, raggiunge i luoghi che il dolore aveva reso inaccessibili e vi rimane, silenziosa, fino a restituire loro respiro.
Così ho imparato a risalire.
Non seguendo la linea dell’orizzonte, ma quella più segreta che conduce al centro di me stessa. Quella che più mi trafigge e mi illumina dentro.

Nel mito, Helius vede ogni cosa. Nessun atto sfugge al suo sguardo. Per questo era invocato come garante dei giuramenti e della rettitudine, presenza silenziosa chiamata a testimoniare la fedeltà degli uomini alla verità e all’arte del guarire. Fu lui a svelare l’adulterio di Afrodite e Ares, fu lui a guidare Demetra con la verità su Persefone. Helius non giudica: rivela.
Ed è proprio in questo suo modo discreto e deciso di mostrarmi ciò che già sapevo ma non volevo vedere, che ho sentito la sua protezione. La sua luce non mi ha mai spinta. Mi ha rivelata a me stessa.
Nel suo culto, Helius era invocato come custode della guarigione, per ricordare all’anima come tornare a sé. In alcune versioni antiche, era associato ai medici-sacerdoti, che curavano con luce, suono e silenzio.
La sua luce penetrava ogni cosa, restituendo vigore ai corpi, fecondità alla terra e chiarezza allo sguardo. Nei suoi raggi maturavano i frutti, si risvegliavano le forze della natura e trovavano nutrimento le antiche arti della guarigione.
Attraverso Medea, sua figlia, distribuiva la sapienza delle erbe e dei rimedi custoditi dalla terra, capace di alleviare la sofferenza e accompagnare il lento ritorno dell’equilibrio.
Io non ho avuto templi, ma ho avuto notti insonni in cui un lampo mi attraversava e mi teneva viva. Quella luce era Helius. Ero io che lo chiamavo senza saperlo.
Ora conosco la protezione di Helios. Cammina con me come la luce del mattino: discreta, costante, impossibile da trattenere. È qualcosa che ti accompagna mentre risali con le tue stesse gambe.
E quando il buio si chiude attorno, io apro il petto, e da lì, Helius esplode, come un dio vicino. È la parte di me che non si spegne mai. È la luce che mi ha salvato, anche quando pensavo di essere perduta.
Io sono la Viandante dell’Abisso.
E in ogni mio passo, cammina anche il Sole Bianco.
Il mio Helius.
La mia Protezione.
Il Canto che Diventa Sangue, Terra, Mare e Luce
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racconti e metatesto di Carmine Monaco.
Logos 1 – Quintessenza
Logos 2 – Io e Iddu
Logos 3 – La Nera
Logos 4 – Il Ritorno del Guerriero
Logos 5 – Ellade Profonda
Logos 6 – DNA Megále Hellás
Logos 7 – Molecole Primordiali
Logos 8 – Pensiero Filosofico
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Logos 11 – Hera, La Dea Madre
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