Logos 22 – La Custode
- Carmine Monaco
Il Centro del Cerchio
Ventiduesimo Canto della Viandante dell'Abisso
Prima di costruire le città, i templi e i regni, gli uomini impararono a sedersi attorno a una fiamma. Il grano prese la forma e il profumo del pane, il freddo cedette il posto al respiro del fuoco e la notte smise di essere soltanto oscurità e paura.
Il primo cerchio non fu un muro. Fu una fiamma attorno alla quale due esseri umani si strinsero. Da quel cerchio nacquero le prime parole, i primi racconti, i primi silenzi condivisi. Là dimorava Estia.
Figlia di Crono e Rea, Estia era la sorella quieta, quella che non partiva in guerra, che non ingannava, che non seduceva. Custodiva il focolare con la pazienza delle cose eterne. Mentre gli altri Dei percorrevano il mondo inseguendo battaglie, desideri e imprese, lei rimaneva al centro della casa, vegliando su quella fiamma che univa gli uomini da prima che imparassero il senso della parola famiglia.
Nel cuore delle case antiche c’era il fuoco. E dov’era il fuoco, era Estia. Senza di lei, nessun rito iniziava, nessuna casa era casa e nessuna città si sentiva protetta. Il suo trono era al centro di tutto. Il suo fuoco era la spina dorsale invisibile della civiltà.
Nella Magna Grecia, come nella madrepatria, ogni dimora accendeva una fiamma per Estia. Era la prima cosa a nascere in una nuova casa e l’ultima a spegnersi in una casa che moriva.

Nei prytaneia, i centri comunitari delle poleis, ardeva un fuoco sacro che non doveva mai estinguersi. Era il cuore morale e spirituale della comunità. Se la fiamma di Estia si spegneva, significava disgrazia, frattura, esilio, un terribile cattivo presagio che spezzava il legame sacro con gli dei, interrompendo la protezione e la continuità vitale della comunità. Il cuore della città rallentava il proprio battito, il silenzio prendeva il posto delle parole, le mani si purificavano nell’acqua lustrale e gli uomini tornavano a interrogare gli elementi più antichi.
Il fuoco doveva rinascere dal legno pazientemente sfregato fino a generare la prima scintilla, oppure dalla luce del Sole, raccolta dagli specchi sacri come un dono restituito dagli Dei. Nessuna torcia domestica avrebbe potuto riaccendere quella fiamma. Doveva nascere pura, come il primo mattino del mondo.
Prima che il suo calore tornasse ad abitare l’altare, la città attraversava il tempo della purificazione. Ogni gesto cercava di ricomporre l’armonia infranta, perché una fiamma sacra custodiva il patto invisibile tra gli uomini, la terra e il divino.
Le sacerdotesse sedevano accanto al fuoco come si veglia un neonato. Il crepitio della legna riempiva il tempio, e il silenzio acquistava il colore dell’ambra.
Quando Prometeo rubò il fuoco agli dei, non sfidò Estia. Semplicemente, non poteva. Prometeo donò il fuoco agli uomini. Fu Estia a insegnargli perché non dovevano mai lasciarlo spegnere.
Il fuoco di Prometeo imparò a fondere il bronzo, a piegare il ferro, a innalzare città e a mutare il destino degli uomini.
Tra le mani di Estia, invece, la stessa fiamma trovò una casa. Cuoceva il pane, accompagnava le nascite, vegliava sui morenti, illuminava il volto di chi ritornava dopo un lungo viaggio. Era il calore che teneva unita la vita.
Prometeo offrì all’uomo la scintilla del fare. Estia offrì la fiamma del restare,
del riconoscersi, del tramandarsi.
Io l’ho sentita nei momenti in cui tutto sembrava smarrito, quando fuori era caos e dentro desideravo solo un luogo sacro dove poter respirare.
Avvertii la presenza di Estia dal modo in cui il mio respiro trovò finalmente il suo ritmo e il cuore cessò di cercare un luogo diverso da quello che già abitava. Per la prima volta compresi che una dimora può nascere anche dentro una sola anima.
La sua presenza aveva il calore delle mani raccolte attorno a una brace nelle sere d’inverno. Quel fuoco silenzioso da cui nasceva una certezza semplice: nessuna distanza può separare chi custodisce la propria fiamma.
Ovunque gli uomini condividano il pane, il silenzio, la speranza o il dolore, Estia è già seduta accanto al fuoco. Non reclama altari. Le basta una casa capace di accogliere.
E nella mia erranza, io l’ho riconosciuta come la Custode della mia centratura. Quando tutto vacilla, accendo il mio fuoco interiore e la prego senza parole.
Io sono la Viandante, e porto Estia nel petto. Ogni volta che accendo un’intenzione, che creo uno spazio di verità, che raccolgo attorno a me chi amo, lei vive e io torno.
La Voce di Apollo, il Respiro di Delfi
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Scarica la brochure “Aetherion – La Viandante dell’Abisso”. Opere pittoriche di Carmela Calimera,
racconti e metatesto di Carmine Monaco.
Logos 1 – Quintessenza
Logos 2 – Io e Iddu
Logos 3 – La Nera
Logos 4 – Il Ritorno del Guerriero
Logos 5 – Ellade Profonda
Logos 6 – DNA Megále Hellás
Logos 7 – Molecole Primordiali
Logos 8 – Pensiero Filosofico
Logos 9 – Iniziazioni Femminili
Logos 10 – Kore e l’Asfodelo
Logos 11 – Hera, La Dea Madre
Logos 12 – Impronta Genetica
Logos 13 – Amore Viscerale
Logos 14 – Introspezione
Logos 15 – Nyx
Logos 16 – La Resurrezione di Athena
Logos 17 – La mia Nike
Logos 18 – La Protezione di Helius
Logos 19 – Metamorfosi
Logos 20 – Pi Greco
Logos 21 – Oneiros
Logos 23 – Pythia

